Il rifugio – capitolo finale.

Un pomeriggio di Maggio, lo ricordo bene, era una serata bellissima. Il sole era a mezza altezza, e con le maniche delle felpe tirate su, sporchi da capo a piedi dopo ore a correre per le vie, trovammo un nuovo tesoro. Non pesava come l’oro e non ne valeva le pecunie, ma per noi era altrettanto prezioso. Erano purtroppo le sette e mezza, e il coprifuoco era per le otto. Ci trovavamo a due isolati dal nostro, in una strada dove non passavamo mai. Il marciapiede era largo cinquanta centimetri, poi iniziava una distesa di fiori gialli dal gambo alto e dall’odore sgradevole, ma a noi non dispiaceva. Francesco Grande,… Read More

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Il rifugio – Parte I-

Abitavo in una località alla periferia di Spoleto, Baiano per l’appunto. Non ricordo con precisione i nomi delle montagne che tagliavano a metà il cielo quando guardavo in lontananza, ne elenco alcune alla rinfusa, un po’ perché il suono mi piace assai, un po’ perché scriverli e pronunciarli m’aiuta nel ricordo, addolcisce la nostalgia: Monte Subasio, Monte Vettore, Pettino. La strada di casa mia era poco trafficata, dei marciapiedi vecchi e rovinati finivano sui muri di cinta dei giardini. Guardando dall’alto, la lottizzazione si presentava come una enorme serie di zeri, che al centro avevano uno spiazzo incolto. Quello del mio isolato era il più inaccessibile: arbusti intricati, fanghiglia e… Read More

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Dieci emozioni. Capitolo finale.

Il piacere, si sa, è una sensazione effimera, ed è per questo che dopo averlo visto, mi piace raccontare il modo stupido e ingenuo con cui in breve tempo si giocò le altre cartucce. Dopo avere appreso la notizia della sua malattia, mio padre aveva attuato una strategia, così sottilmente inefficace che rapidamente divenne la causa della seconda ruga sul viso del malato. Restò insieme a lui per dieci giorni interi. Cercarono di varare un piano per conservare la vita più a lungo possibile. Non s’inventarono nulla di meglio che riempire la casa di passatempi, ed entrambi smisero di uscire. Inizialmente la cosa sembrò funzionare. Videogiochi, cinema, letteratura e pornografia… Read More

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Dieci emozioni. Capitolo 2 di 3.

  Captai che il mio continuo osservare la sua intimità non lo infastidiva, sembrava non avvedersene. Dal primo momento i segnali erano chiari, ma non fu facile ammettere a me stesso che ero l’ unico che poteva vederlo, l’unico ad accorgersi della sua presenza. Una cosa insolita, magari surreale, ma io l’ accettai come accettavo ogni cosa. Mi viene difficile descriverlo, perché la sua forma fisica era tutt’altro che umana, ma l’effetto che aveva su me, per una ovvia necessità di ricondurre il piacere estetico ad un’immagine di una testa, un busto e quattro arti, era affine all’effetto dell’amore sulle persone. Non ho mai amato, ma ho letto qualcosa qua… Read More

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Dieci emozioni. Capitolo 1 di 3.

Mio padre. A sedici anni rubava la frutta dai campi alla periferia della città. A diciotto era il capo di una piccola brigata. Armati di scacciacani fermavano i furgoni postali e li ripulivano. All’ inizio degli anni ottanta aveva vent’anni e campava simulando incidenti stradali per farsi risarcire dalle assicurazioni. Poi nacqui io. Vissi mezza vita tra case famiglia e affidamenti, per poi finire al collegio nazionale, da dove ogni tanto venivo portato via da qualche zio, che di me non sapeva nulla e nulla voleva sapere. Un paio di domeniche l’anno, escluse le festività importanti, mi venivano a prendere e mi mettevano a sedere alla loro tavola. Mi servivano… Read More

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Tutt’altro che calcio. -Capitolo finale.

L’ Is Mirrionis chiamò un Time out, il tempo era quasi scaduto. La Signormarchi si radunò attorno a Marco e lo stettero ad ascoltare. Non ho nulla da dirvi, la partita è vinta. Ma come vinta? Arrogantis!- Coglionibus, tu dai retta a me e taci. E ora tornate in campo. Giulio: piazzati in porta e non ti muovere. L’ Is Mirrionis batté il calcio d’ inizio. Il padre di Franco tirò una sassata che Giulio respinse, ma la palla arrivò tra i piedi del gemello destro, che tirò, la palla superò Giulio ma si stampò sulla traversa, si impennò di qualche metro, il padre di William allargò i gomiti e… Read More

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Tutt’ altro che calcio. -Nona puntata-. La Finale.

  L’ uomo uscì di casa. Il portone rosso del suo palazzo era come sempre socchiuso, lui lo varcò e lo spinse, sbattendolo fece tremare le ringhiere delle mura di cinta. Uno zainetto giallo in spalla, un giubbotto sportivo e passo spedito. Girò l’ angolo e si ritrovò in una via i cui sensi di marcia erano divisi da delle isolette alberate. Fece uno scatto di cento metri per raggiungere la fermata prima che l’ autobus, che stava giungendo da dietro, la superasse. Come sempre trovò posto nei sedili posteriori, di fianco a lui un tizio ben vestito munito di valigetta e un adolescente con una tracolla perfettamente pulita. Un… Read More

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Tutt’altro che calcio. -Ottava puntata-.

Una fila di macchine intasava il semaforo di Piazza San Michele. Alla destra dell’ incrocio c’ era la chiesa con la madonna gialla in cima, che guardava sulla piazza dove la mattina si posizionavano i mercatini, a sinistra un complesso di case grigie e apparentemente disabitate. Oltre i palazzi che chiudevano la visuale c’ era la laguna dove, sepolta da sabbia, detriti e cemento, giacevano le rovine di Santa Igia, il primo insediamento della città di Cagliari, distrutto dai Pisani qualche secolo prima. Il frastuono di clacson e manate sulle portiere era assordante, il pubblico che defluiva dal campetto dell’Is Mirrionis festeggiava come se il Cagliari avesse vinto un nuovo… Read More

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Tutt’altro che calcio. -Settima puntata- La semifinale.

– Voi non siete di Mulinu. Così i Signormarchi vennero salutati dai loro avversari, la Mulinu Becciu, prima di quella delicata partita. Si conoscevano personalmente. Il Capitano era basso e con pochi denti, un grosso anello d’ oro al dito e dei bracciali rumorosi ai polsi, abitava in via Crespellani. Il portiere, di via Aresu, era una montagna di lardo con la voce stridula e due mani gonfie come zampogne. I due difensori erano cugini e abitavano in via Masaccio, erano famosi per essere provenienti da una famosa famiglia di pescatori che a Cagliari, negli anni ottanta, dettava legge e decideva da quali pescherecci i ristoranti del centro dovevano rifornirsi.… Read More

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Tutt’altro che calcio. -Sesta puntata-

L’ uomo procedeva lentamente nell’edificio che da qualche tempo visitava troppo spesso. Salì al piano utilizzando le scale, con un filo di tensione. Quando qualcosa lo turbava sentiva uno strano stimolo sopra le ginocchia, poteva soddisfarlo soltanto tendendo forte i muscoli femorali, per poi stirarli e infine sciogliere. Non poteva farlo, l’ avrebbero preso per pazzo. Primo piano, secondo piano, terzo e quarto. Era arrivato. Di nuovo quel corridoio silente, le porte chiuse una a fianco all’ altra, la grande finestra in fondo. Tornò a poggiarvisi, come la prima volta. Restò a guardare di sotto: nulla era cambiato. Si attardò un poco, non disdegnava stare solo e in silenzio, anche… Read More

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