La punteggiatura

La punteggiatura   I segni di interpunzione, mi diceva una professoressa, sono alcuni tra i tratti più belli e complessi della lingua scritta. Possono impreziosire una frase, possono cambiarne il senso, possono rovinarla o renderla incomprensibile. È per questo che li curo così tanto, ed è per questo che, nella ricerca della perfezione, ne sbaglio tantissimi. Come in amore, d’altronde. Cerco di essere perfetto. Cerco di essere un buon fidanzato, una brava persona. Ma non ci riesco, ho sempre una fidanzata che, un paio di volte a settimana (quando va bene), mi odia per qualche ora. A volte mi ritrovo ad immaginare la punizione che mi darebbe, per i miei… Read More

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Serie tv e sigle.

A vent’anni, ricordo, quando vivevo a Perugia, il venerdì salivo in centro e andavo al cinema teatro Il Pavone alle 16:30, ora in cui veniva proposta la nuova pellicola settimanale. Qualunque fosse il film che proiettavano, io mi infilavo dentro. Mi recavo in galleria e avevo il mio loggione personale. C’erano diverse sedie, culo su di una, piede in un’altra e braccio in un’altra ancora. Come fossi a casa. Vidi decine di film, e me li ricordo tutti, come The Ring. Me la feci sotto dalla paura, anche perché in tutta la sala c’ero solo io. Oppure Big Fish, Thirteen -tredici anni-. La mia usanza del venerdì, dicevo, era il… Read More

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Louise Dombrowski

Due fratelli si trovano in galera, sconsolati ma non troppo. Fanno due chiacchiere e fumano un sigaro. La città in cui vivono è sconvolta da una serie di omicidi, oltre ai quali, durante le indagini, emergono le storie della desolazione giovanile nascosta dietro ai bei vestiti, ai visi candidi, la pelle chiara e liscia, i sorrisi con zigomi rigonfi di vitalità e giovinezza. Twin Peaks, anche dopo l’arrivo dell’FBI, rimane un paesello sperduto da qualche parte, su al nord. Lo sceriffo, il giudice, la barista e l’imprenditore. Tutti si conoscono, ognuno ha la propria vita e la propria esistenza, che sembra inserita in un circolo di vita molto più ampio,… Read More

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Liquirizie e guanti neri.

“Ne mangio mille al giorno e vuoi sapere perché? Sei tutta naturale e niente è meglio di te. Ta-Ta, Ta-tabù”. Quanto era bello questo spot? Quanto geniale l’ideatore? Quanto bravo il disegnatore? Un uomo di colore che si mimetizza nel buio dello sfondo. L’attenzione è attirata dai particolari in bianco della sua figura. La giacca, il rossetto, il papillon. E i guanti, soprattutto. Quante volte ci capita di portare in automobile una persona particolarmente ansiosa? Beninteso, io odio la velocità, odio chi corre e chi fa lo slalom in mezzo alla città, chi si attacca alla macchina davanti, chi è spericolato. Amo la prudenza. Però, se siedo in macchina con… Read More

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Nove – ventitré

Un uomo aveva in mano una tessera bancomat, la inserì nel Pos, digitò l’ importo, con fare esperto lo girò e porse la tastiera al cliente che coprendola scrisse il codice segreto. Attesero entrambi, forse sperando insieme che il conto contenesse abbastanza denaro, che uscissero i due scontrini, transazione eseguita, copia cliente. Vuole una busta, sì grazie, anzi guardi le do questa di cartone con le figure della Disney, che gentile, grazie arrivederci. L’uomo girò attorno al banco, attraversò il negozio. Una donna teneva della merce in mano, indecisa, guardava con occhi supplichevoli l’uomo, che sorridendo scelse per lei, a caso. Mi attenda alla cassa, arrivo subito, guardi questi, sono… Read More

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Dieci emozioni. Capitolo finale.

Il piacere, si sa, è una sensazione effimera, ed è per questo che dopo averlo visto, mi piace raccontare il modo stupido e ingenuo con cui in breve tempo si giocò le altre cartucce. Dopo avere appreso la notizia della sua malattia, mio padre aveva attuato una strategia, così sottilmente inefficace che rapidamente divenne la causa della seconda ruga sul viso del malato. Restò insieme a lui per dieci giorni interi. Cercarono di varare un piano per conservare la vita più a lungo possibile. Non s’inventarono nulla di meglio che riempire la casa di passatempi, ed entrambi smisero di uscire. Inizialmente la cosa sembrò funzionare. Videogiochi, cinema, letteratura e pornografia… Read More

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Non sarai mai solo

Non so quale partita fosse, ricordo solo che io, che avevo l’ abbonamento, l’ascoltai alla radio, perché essendo in notturna non potevo andare allo stadio, dal momento che il giorno dopo avevo la scuola. Non parlerò di calcio, non parlerò della passione che spinge queste persone a fare quello che fanno, non parlerò del tifo e dei cori. Parlerò di un fatto sostanziale, che in questo striscione è espresso in tutta la sua potenza. L’unica parola che io vorrò sentire, quando sarò in punto di morte, o in un mare immenso di guai, è questa : “non sarai mai solo”. I tifosi, tra un coro, un vaffanculo e una scazzottata,… Read More

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Dieci emozioni. Capitolo 2 di 3.

  Captai che il mio continuo osservare la sua intimità non lo infastidiva, sembrava non avvedersene. Dal primo momento i segnali erano chiari, ma non fu facile ammettere a me stesso che ero l’ unico che poteva vederlo, l’unico ad accorgersi della sua presenza. Una cosa insolita, magari surreale, ma io l’ accettai come accettavo ogni cosa. Mi viene difficile descriverlo, perché la sua forma fisica era tutt’altro che umana, ma l’effetto che aveva su me, per una ovvia necessità di ricondurre il piacere estetico ad un’immagine di una testa, un busto e quattro arti, era affine all’effetto dell’amore sulle persone. Non ho mai amato, ma ho letto qualcosa qua… Read More

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Dieci emozioni. Capitolo 1 di 3.

Mio padre. A sedici anni rubava la frutta dai campi alla periferia della città. A diciotto era il capo di una piccola brigata. Armati di scacciacani fermavano i furgoni postali e li ripulivano. All’ inizio degli anni ottanta aveva vent’anni e campava simulando incidenti stradali per farsi risarcire dalle assicurazioni. Poi nacqui io. Vissi mezza vita tra case famiglia e affidamenti, per poi finire al collegio nazionale, da dove ogni tanto venivo portato via da qualche zio, che di me non sapeva nulla e nulla voleva sapere. Un paio di domeniche l’anno, escluse le festività importanti, mi venivano a prendere e mi mettevano a sedere alla loro tavola. Mi servivano… Read More

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Mario.

Per anni e anni ho pensato di non avere un sogno vero da realizzare. A parte quello di trovare un lavoro stabile, di poter pagare una casa e una cena al ristorante, ogni tanto. Parlo di sogni come diventare uno sportivo di successo o un professionista di qualcosa. Da un po’ di tempo a questa parte, invece, di sogni ne ho due. Uno, chi si sofferma a pensarci, lo immaginerà. L’altro è avere, un giorno, un Sanbernardo. Il Sanbernardo è un cane che non vedevo da anni, e cucciolo lo ho visto solo una volta, e ricordo perfettamente la scena, nonostante siano passati tredici anni. Ma non sto qui a… Read More

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